an unstable stage machine
per danzatori, voci, attrice, coro, ensemble, elettronica e media scenography
(prima assoluta, commissione 51º Cantiere)
Maria Vincenza Cabizza, Raoul Lay, Luca Macchi composizione musicale
Lorenzo Pagliei composizione elettroacustica
Andrea Strata rim e sound design
Noemi Dalla Vecchia, Matteo Vignali | Vidavè Company coreografia
Elisa Visca visual artist
Giaccio Trabalzini light designer
Maria Elena Romanazzi regia e drammaturgia
Agnès Audiffren, Maria Elena Romanazzi voci
Davide Baldo flauto
Federico Corradini clarinetto basso
Andrea Emanuele tastiere
Fabio Zuliani percussioni
Compagnia Cantiere Danza
Alice Banchelli, Rebecca Bassoli, Elisa Blanco, Francesco De Renzo, Suami Gentile, Giuseppe Pio Magnotti, Ilaria Papa
Azzurra Di Meco coordinamento progetto Cantiere Danza
Corale Poliziana – Gruppo Corale Le Grazie
Judy Diodato direttrice
Libera Università di Bolzano, Dipartimento di Ingegneria Industriale – Alma Mater Studiorum Università di Bologna acoustic space project
Area Hub service audio
WallUp Studio di Firenze
coproduzione
Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e
Conservatorio di Musica “Claudio Monteverdi” di Bolzano
In collaborazione con
Libera Università di Bolzano, Dipartimento di Ingegneria Industriale – Alma Mater Studiorum Università di Bologna
Repliche
16 novembre 2026 Sala Arturo Benedetti Michelangeli Bolzano | 2027 Marsiglia
Posto unico: 16 euro
Per tutti i biglietti acquistati in prevendita, la maggiorazione prevista è di € 1,50
Info e prenotazioni: 0578758473
prevendita@fondazionecantiere.it
Che cosa accade quando un sistema va in corto?
La corrente devia, l’equilibrio si altera, ciò che sembrava stabile rivela le tensioni che lo attraversano.
CORTO//CIRCUIT – an unstable stage machine è un dispositivo scenico intermediale che abbandona la narrazione lineare per svilupparsi attorno a due immagini: una macchina scenica instabile e il cortocircuito.
La macchina instabile diventa metafora della condizione umana; il cortocircuito è la tensione che attraversa il sistema, lo manda in sovraccarico, lo mette in crisi, lo trasforma.
Corpi danzanti, voci, coro, musicisti, elettronica, immagini, luce e spazio acustico abitano Piazza Grande come un organismo in continuo movimento, attraversato da forze che si attraggono, si respingono e si modificano a vicenda.
Il progetto parte dal cortocircuito relazionale, per poi fare un viaggio esplorativo in quello individuale e infine giungere al corto circuito collettivo, in un paesaggio segnato da accelerazione, sovraesposizione, desiderio immediato e progressiva perdita di presenza. Qui emergono le linee di faglia del nostro tempo, l’attenzione diventa merce, il desiderio viene orientato, il consenso manipolato e le relazioni segnate da asimmetrie di potere spesso invisibili. Il rischio è che l’essere umano venga ridotto a immagine, strumento o oggetto di consumo. È il cortocircuito etico in cui l’umano smette di riconoscere l’umano.
Nato in occasione del centenario della nascita di Hans Werner Henze, il progetto ne raccoglie l’eredità più sperimentale: la volontà di creare spazi di ricerca in cui musica, scena, tecnologia e pensiero critico entrano in relazione, si interrogano e si trasformano reciprocamente.
In CORTO//CIRCUIT le arti osservano, testimoniano e ci restituiscono una visione possibile del presente senza semplificarlo, per riconoscere le contraddizioni che lo percorrono e cercare, proprio nei punti di rottura, la possibilità di un nuovo orientamento.
What happens when a system short-circuits?
The current is diverted, equilibrium is disrupted, and what once appeared stable reveals the tensions running through it.
CORTO//CIRCUIT – an unstable stage machine is an intermedial performance device that abandons linear narrative in favour of a dramaturgy structured around two central images: the unstable stage machine and the short circuit.
The unstable machine becomes a metaphor for the human condition; the short circuit is the force that courses through the system, overloading it, pushing it into crisis, and ultimately transforming it.
Dancing bodies, voices, choir, instrumentalists, electronics, moving images, light and acoustic space inhabit Piazza Grande as a living organism in perpetual motion, traversed by forces that attract, repel and continuously reshape one another.
The project begins with the relational short circuit, before embarking on an exploratory journey into the individual and ultimately the collective short circuit, unfolding within a landscape marked by acceleration, overstimulation, the imperative of immediate gratification, and a progressive erosion of presence. Here, the fault lines of our time become visible: attention is commodified, desire is directed, consent is manipulated, and human relationships are increasingly shaped by often invisible asymmetries of power. The risk is that the human being is reduced to image, instrument or commodity. This is the ethical short circuit in which humanity ceases to recognise itself in the other.
Conceived to mark the centenary of the birth of Hans Werner Henze, the project embraces the most experimental dimension of his artistic legacy: the creation of spaces for inquiry in which music, performance, technology and critical thought enter into dialogue, question one another, and undergo mutual transformation.
In CORTO//CIRCUIT, the arts do not seek to simplify the present; rather, they observe it, bear witness to it, and offer a possible way of seeing it. By revealing the contradictions that permeate contemporary reality, they invite us to seek, precisely at the points of rupture, the possibility of a new orientation.