MOMENTI D’ORGANO III – SAN BIAGIO

MONTEPULCIANO - Tempio di San Biagio
domenica 02 Agosto
Ore 11:30
programma

Adriano Falcioni organo
Francesco Platoni contrabbasso

Domenico Gabrieli
(1659 – 1690)

Ricercare
per contrabbasso solo

Magister Perotinus Magnus
(1150-1220)

Beata viscera Marie virginis

Pablo Bruna
(1611-1679)

Tiento sobre la letania de la Virgen

Hans Werner Henze
(1926 – 2012)

Serenata
per contrabbasso solo

Anonimo
(XVI sec)

Upon la mi re


Anonimo
(XVII sec)

Daphne – tre variazioni
dal manoscritto di Camphuysen


Anonimo
(XVI sec)

My Lady Careys Dompe


Hans Werner Henze

S. Biagio 9 agosto ore 12.07


Jean Francois Zbinden
(1917 – 2021)

Homage A J.S. Bach

William Byrd
(1539-1623)

My Ladye Nevells Grownde

biglietti

INGRESSO LIBERO

Info e prenotazioni: 0578758473
prevendita@fondazionecantiere.it

Un ringraziamento a

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approfondimenti

di Adriano Falcioni

Il concerto attraversa una prospettiva particolare: la figura della donna, osservata nei suoi molteplici volti. La donna come immagine sacra, come simbolo di purezza e mistero, come protagonista della mitologia, come presenza nelle corti e come destinataria di pagine musicali che ancora oggi custodiscono la sua memoria.
Il percorso inizia nel Medioevo con Pérotin, uno dei grandi maestri della Scuola di Notre-Dame di Parigi, e il mottetto “Beata viscera Mariae virginis”. Al centro troviamo Maria, la Vergine, celebrata come madre e come figura capace di unire il divino e l’umano. La complessa e luminosa polifonia di Pérotin trasforma il testo in un’esperienza di contemplazione, dove la voce umana sembra elevarsi verso il mistero.
Ci spostiamo poi nella Spagna del Seicento con Pablo Bruna e il suo “Tiento sobre la letanía de la Virgen”. Attraverso il linguaggio dell’organo iberico, la devozione mariana diventa musica meditativa: ogni variazione, ogni colore dello strumento, sembra evocare una preghiera dedicata alla figura femminile più venerata della tradizione cristiana.
Il programma prosegue con alcune pagine anonime del Rinascimento e del primo Seicento. “Upon LA MI RE (Ground)” e le “Tre variazioni su Daphne” ci conducono invece nel mondo profano e mitologico. Dafne, la ninfa che per difendere la propria libertà viene trasformata in alloro, rappresenta una figura femminile complessa: fragile e allo stesso tempo forte, capace di sottrarsi al proprio destino attraverso la trasformazione.
Con “My Lady Careys Dompe”, tratto da un manoscritto inglese del primo Cinquecento, incontriamo la dimensione delle corti rinascimentali. Qui la donna appare come presenza concreta nella vita culturale del tempo: una nobildonna, una musa, una persona alla quale la musica viene dedicata e affidata come segno di omaggio e memoria.
Infine ascolteremo William Byrd con “My Ladye Nevells Grownde”, una delle pagine più celebri della musica per tastiera inglese del Rinascimento. Il brano appartiene al manoscritto dedicato a Lady Elizabeth Nevill e testimonia il ruolo fondamentale che alcune donne ebbero come committenti, protettrici e partecipi della vita musicale del loro tempo.
La musica ci accompagna attraverso secoli diversi per raccontare immagini diverse della femminilità: la donna sacra, la donna mitologica, la donna di corte, la donna ricordata dalla storia. Un percorso in cui ogni composizione diventa una testimonianza di bellezza, memoria e ispirazione.

The concert explores a distinctive perspective: the figure of womanhood, viewed through its many different facets. Woman appears as a sacred image, a symbol of purity and mystery, a heroine of mythology, a presence at court, and the dedicatee of musical works that continue to preserve her memory.
The journey begins in the Middle Ages with Pérotin, one of the great masters of the Notre-Dame School in Paris, and his motet Beata viscera Mariae Virginis. At its centre stands the Virgin Mary, celebrated both as mother and as the figure who unites the divine and the human. Pérotin’s radiant and intricate polyphony transforms the text into an experience of contemplation, in which the human voice seems to ascend towards the divine mystery.
The programme then moves to seventeenth-century Spain with Pablo Bruna’s Tiento sobre la letanía de la Virgen. Through the distinctive language of the Iberian organ, Marian devotion is transformed into music of meditation: each variation and every colour of the instrument evokes a prayer addressed to the most venerated female figure in the Christian tradition.
The programme continues with anonymous works from the Renaissance and the early seventeenth century. Upon LA MI RE (Ground) and the Three Variations on Daphne lead us into the secular and mythological world. Daphne, the nymph transformed into a laurel tree in order to preserve her freedom, embodies a richly complex female figure: vulnerable yet resolute, able to escape her destiny through transformation.
With My Lady Careys Dompe, preserved in an early sixteenth-century English manuscript, we enter the world of the Renaissance courts. Here, woman appears as a tangible presence within the cultural life of the period: a noblewoman, a muse, an individual to whom music is dedicated as an enduring gesture of homage and remembrance.
Finally, we hear William Byrd’s My Ladye Nevells Grownde, one of the finest achievements of English Renaissance keyboard music. Preserved in the manuscript compiled for Lady Elizabeth Nevill, the work bears witness to the vital role played by women as patrons, supporters and active participants in the musical life of their age.
Across many centuries, this programme traces a succession of images of womanhood: the sacred woman, the mythological woman, the lady of the court, and the woman remembered through history. Each composition becomes a testament to beauty, memory and inspiration, revealing the enduring presence of women in the cultural and musical imagination.

di Francesco Platoni

Il programma è concepito come un percorso che attraversa la trascrizione per contrabbasso di opere nate per violoncello solo e la letteratura originale per contrabbasso, mettendo in dialogo due repertori accomunati dalla ricerca timbrica e dalla dimensione solistica.
I Ricercari di Domenico Gabrielli rappresentano uno dei primi cicli di composizioni originali per violoncello solo giunto fino a noi. Il programma prende avvio proprio da questa riscoperta, proponendo i Ricercari n. 1 e n. 3 nella loro tessitura originale, trascritti per contrabbasso. Il carattere contrappuntistico di queste pagine ha indotto alcuni studiosi a ipotizzare un possibile influsso sulla successiva concezione delle Suite di Johann Sebastian Bach.
Segue la Serenade di Hans Werner Henze nella versione per contrabbasso solo, trascrizione autorizzata dallo stesso compositore dell’originale per violoncello. L’opera si articola in nove brevi movimenti, ciascuno caratterizzato da una propria fisionomia espressiva, quasi a delineare una successione di personaggi che si alternano sulla scena.
Il programma prosegue con S. Biagio 9 agosto ore 12.07 , composizione per contrabbasso solo il cui titolo rende omaggio al Tempio di San Biagio di Montepulciano. Si tratta di una pagina di intensa forza lirica ed evocativa, profondamente legata alla suggestione del luogo cui è dedicata. Il tema iniziale nasce da un frammento della serie degli armonici della seconda corda (Re) del contrabbasso e ritorna al termine dell’opera sotto forma di armonici in pianissimo, come un ricordo trasfigurato del materiale originario. Composto nel 1977, il brano è considerato una delle opere fondative del repertorio contemporaneo per contrabbasso solo. Per questa esecuzione l’interprete ha scelto di utilizzare la tradizionale accordatura orchestrale (Mi–La–Re–Sol), in conformità con l’esplicita indicazione dell’autore riportata in partitura: «L’autore prega i colleghi bassisti di suonare il pezzo solo in questa normale accordatura».
Il concerto si conclude con un ritorno ideale a Bach attraverso l’omaggio concepito da Jean-François Zbinden in occasione del 25° Concorso Internazionale di Ginevra del 1969, composizione divenuta nel tempo una pietra miliare del repertorio per contrabbasso solo. Il celebre motivo ricavato dalle lettere B–A–C–H viene presentato fin dalle prime battute e costituisce il nucleo generatore di una costruzione che richiama la forma del preludio e della fuga, rendendo omaggio al linguaggio e alla figura del grande compositore tedesco.

The programme is conceived as a journey through transcriptions for double bass of works originally written for solo cello alongside the original repertoire for solo double bass, bringing into dialogue two traditions united by their exploration of timbre and the expressive possibilities of the solo instrument.
Domenico Gabrielli’s Ricercari constitute one of the earliest surviving cycles of original compositions for solo cello. The programme opens with this remarkable rediscovery, presenting Ricercari Nos. 1 and 3 in their original musical texture, transcribed for double bass. The contrapuntal character of these works has led some scholars to suggest that they may have influenced the later conception of Johann Sebastian Bach’s Cello Suites.
The programme continues with Hans Werner Henze’s Serenade in its version for solo double bass, an authorised transcription by the composer himself of the original work for solo cello. The composition unfolds in nine brief movements, each distinguished by its own expressive identity, almost as though presenting a succession of characters appearing in turn upon the stage.
The next work is S. Biagio 9 agosto ore 12.07, a composition for solo double bass whose title pays tribute to the Temple of San Biagio in Montepulciano. It is a work of profound lyricism and evocative power, deeply inspired by the atmosphere of the place to which it is dedicated. Its opening theme is derived from a fragment of the harmonic series on the instrument’s second string (D), returning at the close of the work as delicate pianissimo harmonics, like a transfigured recollection of the original material. Composed in 1977, the piece is regarded as one of the seminal works of the contemporary repertoire for solo double bass. For this performance, the performer has chosen to use the traditional orchestral tuning (E–A–D–G), in accordance with the composer’s explicit instruction printed in the score: “The composer asks fellow double bass players to perform this piece only in this standard tuning.”
The concert concludes with an ideal return to Bach through the homage conceived by Jean-François Zbinden for the 25th Geneva International Competition in 1969, a work that has since become a landmark of the solo double bass repertoire. The celebrated motif derived from the letters B–A–C–H appears from the opening bars and serves as the generative nucleus of a structure that recalls the forms of the prelude and fugue, paying tribute to the musical language and enduring legacy of the great German composer.

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