HENZE 100

MONTEPULCIANO - Chiostro di Sant'Agnese
giovedì 23 Luglio
Ore 21:30
programma

Maria Eleonora Caminada soprano
Alessandro Carbonare clarinetto
Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”
Lorenzo Donati maestro del coro

Chigiana Chamber Ensemble:
Alessia Vermi oboe, oboe d’amore, corno inglese
Mariano Bocini fagotto
Gabriele Falcioni corno
Andrea Cavallo tromba
Ivo Nilsson trombone
Stefania Scapin arpa
Lorenzo Biguzzi chitarra
Eleonoir Javanmardi violino
Teresa Valenza viola
Giuseppe Ettorre contrabbasso
Salvatore Mario Marino percussioni

Ensemble degli Intrigati:
Francesco Checchini flauto
Francesco Darmanin clarinetto
Michele Pierattelli violino
Dagmar Bathmann violoncello
Massimiliano Cuseri pianoforte e celesta
Omar Cecchi percussioni

Andrea Molino direttore

Hans Werner Henze
(1926 – 2012)

Cantata della fiaba estrema
per soprano, coro da camera e 13 strumenti
poesia di Elsa Morante
“Solo chi ama conosce”

Stefano Taglietti
(1965)

Fluxus Gravis
(prima assoluta, commissione 51º Cantiere)

Hans Werner Henze

Le miracle de la rose
Teatro immaginario II
musica per un clarinettista e 13 strumentisti

Entrée
Air
Plainte
Rigaudon
Proménade
Loure
Chansons provençales

Coproduzione con Accademia Musicale Chigiana di Siena

approfondimenti

di Andrea Molino

La “Cantata per la fiaba estrema” è sicuramente uno dei lavori più coinvolgenti ed espressivi di Hans Werner Henze. Composta nel 1963, poco dopo l’inizio della sua docenza al Mozarteum di Salisburgo, per il mecenate e direttore d’orchestra svizzero Paul Sacher che ne dirigerà la prima esecuzione a Zurigo, è scritta per soprano di coloratura, coro da camera e 13 strumenti. Questa trasposizione musicale dei versi di Elsa Morante, conosciuta da Henze negli ambienti artistici e intellettuali italiani degli anni Cinquanta e Sessanta, dopo che Henze si era trasferito stabilmente in Italia nel 1953, assume la forma di una cantata barocca, sebbene le diverse sezioni si susseguano in un unico flusso continuo.
“Alibi”, da cui è tratto il testo musicato da Henze, è una raccolta di poesie pubblicata nel 1958 per Longanesi, in una nuova e innovativa collana di poesia in cui uscirono anche Croce e delizia di Sandro Penna e L’Usignolo della Chiesa cattolica di Pier Paolo Pasolini. Nella prefazione Elsa Morante scrive:
«L’Autrice prega i lettori di perdonarle l’esiguo valore e peso di queste pagine. Essendo infatti, lei, per sua consuetudine (oltre che per sua natura e per suo destino) scrittrice di storie in prosa, i suoi radi versi sono, in parte, nient’altro che un’eco, o, se si voglia, un coro, dei suoi romanzi; e, in parte, nient’altro che un divertimento, o gioco, al quale essa ama talvolta abbandonarsi senza troppo impegno, per semplice piacere della musica.»
Eppure già lo stesso incipit del testo scelto da Henze, “Solo chi ama conosce”, sembra risuonare perfettamente, per simpatia si potrebbe dire, nella sensibilità del compositore, dandogli modo di esprimere quel lirismo morbido e sensuale che è stato sicuramente una delle sue caratteristiche più riconoscibili e che gli ha permesso di muoversi con straordinaria efficacia anche nel mondo dell’opera, senza venire contraddetto neppure nelle sue opere più tarde, segnate tra l’altro da un intenso impegno politico, che mostrano una maggiore complessità e intricatezza di scrittura.

Un esempio perfetto in questo senso è appunto “Le miracle de la rose”, “teatro immaginario II” per clarinetto solista – a cui è assegnata una parte virtuosistica ed estremamente impegnativa nella sua intensa liricità – e 13 strumenti, scritto quasi vent’anni più tardi, nel 1981, quindi dopo la fondazione da parte di Henze del Cantiere Internazionale di Montepulciano. Nel primo “teatro immaginario” Henze si era rivolto a Federico García Lorca con “El rey de Harlem”, composto due anni prima; qui si dedica invece alla figura dello scrittore francese “maudit” Jean Genet.
“Miracle de la rose” è un romanzo semi-autobiografico pubblicato per la prima volta nel marzo 1946 a Lione. Scritto nel carcere di Fresnes, “Miracolo della rosa” è, insieme a “Notre-Dame des Fleurs”, uno dei due testi scritti durante i periodi di detenzione. Genet descrive i suoi primi e più profondi amori nell’universo mitico della colonia penitenziaria di Mettray; qui è al tempo stesso il fidanzato mistico di Harcomone, l’amante dell’inaccessibile Bulkaen e il marito di Divers. Genet racconta delle corrispondenze segrete dei detenuti della colonia penitenziaria con i prigionieri del carcere centrale di Fontevraud, dove si ritroveranno da adulti e dove Harcomone, avvolto dall’aureola della sua condanna a morte, è al centro di tutti gli sguardi ed è l’eroe del “miracolo della Rosa”.
La figura di Jean Genet era popolarissima nel periodo in cui Henze compone il suo lavoro; basterà ricordare “The Jean Genie”, omaggio a Genet del 1972 di David Bowie. La sua propensione ad affrontare nelle sue opere l’omosessualità e l’erotismo, attraverso la celebrazione di personaggi ambivalenti che evolvono in mondi malfamati, ha evidentemente affascinato profondamente la sensibilità di Henze, suggerendogli una trasfigurazione musicale appunto nella forma suggestiva e originale del “teatro immaginario”. Nelle diverse sezioni dell’opera, Henze immagina le situazioni descritte da Genet come in una ipotetica messa in scena musicale, dove gli strumenti ne incorporano di volta in volta, e in modo cangiante, i personaggi; Harcomone stesso è rappresentato per esempio prima dal corno inglese e poi dal clarinetto solista. Un breve frammento dalle note di partitura, relativo alla quinta sezione, “Variazioni”, può mettere in luce meglio di qualunque descrizione il modo con il quale Henze concepisce la relazione immaginaria tra la narrazione letteraria di Genet e quella musicale della sua opera:
«Passa un giovane marinaio (il violino gli fischietta dietro una canzoncina), lui distoglie lo sguardo, l’avvocato e il giudice non riescono a riconoscerlo. Jean Genet (clarinetto basso) e io (partitura) continuiamo a stupirci del privilegio di poter assistere alla vita interiore di Harcomone.»

Al di là del programma eseguito e della rilevanza dell’omaggio alla figura di Hans Werner Henze, questo concerto offre un ulteriore elemento di particolare interesse: si tratta infatti del primo episodio della nuova collaborazione tra l’Ensemble degli Intrigati, nato per iniziativa del Cantiere Internazionale d’Arte, e il Chigiana Chamber Ensemble, che ha debuttato nel 2024 in seno al Chigiana International Festival; i due complessi si uniscono quindi in un innovativo e ambizioso progetto di sinergia tra due delle più prestigiose e attive istituzioni culturali della Toscana. Il concerto di questa sera, con l’eccezione della prima esecuzione assoluta di “Fluxus Gravis” di Stefano Taglietti, commissionata dal Cantiere di Montepulciano specialmente per questa serata, è stato infatti eseguito a Siena lo scorso 9 luglio nell’ambito del Chigiana International Festival e l’esecuzione di Montepulciano rappresenta il coronamento di questa speciale collaborazione.

Andrea Molino
Parigi, maggio 2026

Hans Werner Henze’s Cantata per la fiaba estrema is undoubtedly among his most compelling and expressive works. Composed in 1963, shortly after he began teaching at the Mozarteum in Salzburg, it was written for the Swiss patron and conductor Paul Sacher, who conducted its première in Zurich. Scored for coloratura soprano, chamber choir and thirteen instruments, this musical transposition of verses by Elsa Morante (whom Henze had come to know within the Italian artistic and intellectual circles of the 1950s and 1960s, after settling permanently in Italy in 1953) assumes the form of a Baroque cantata, although its various sections unfold within a single, uninterrupted continuum.
Alibi, from which Henze drew the text for his setting, is a collection of poems published by Longanesi in 1958 as part of an innovative new poetry series that also included
Croce e delizia by Sandro Penna and L’Usignolo della Chiesa Cattolica by Pier Paolo Pasolini. In her preface, Elsa Morante writes:
“The Author asks her readers to forgive the low worth and weight of these pages. Since she is, by habit (as well as by nature and destiny), a writer of stories in prose, her occasional verses are, in part, nothing more than an echo,or, if one prefers, a chorus of her novels; and, in part, nothing more than a diversion, a game to which she sometimes likes to abandon herself without excessive commitment, for the simple pleasure of music”.
Yet the very opening of the text chosen by Henze, “Only those who love truly know”, seems to resonate perfectly, one might say sympathetically, with the composer’s own sensibility, affording him an opportunity to express that supple and sensual lyricism which remained one of his most recognisable artistic traits. It was a quality that enabled him to move with extraordinary effectiveness within the world of opera and without being contradicted, even in his later works, marked among other things by intense political engagement and characterised by greater complexity and intricacy of musical writing.

A perfect example in this respect is Le miracle de la rose, Imaginary Theatre II for solo clarinet — entrusted with a virtuoso part of exceptional demands and intense lyricism — and thirteen instruments, composed almost twenty years later, in 1981, after Henze had founded the Cantiere Internazionale d’Arte in Montepulciano. In the first Imaginary Theatre, El rey de Harlem, written two years earlier, Henze had turned to Federico García Lorca; here, instead, he devotes himself to the figure of the French “cursed writer” Jean Genet.
“Miracle de la rose” is a semi-autobiographical novel first published in Lyon in March 1946. Written in Fresnes Prison, “Miracle of the Rose“, together with “Notre-Dame des Fleurs“, is one of the two works Genet composed during periods of incarceration. In it, he recounts his earliest and most profound loves within the mythical universe of the Mettray penal colony. There he is simultaneously the mystical betrothed of Harcamone, the lover of the unattainable Bulkaen, and the husband of Divers. Genet describes the clandestine correspondence maintained between the inmates of the colony and the prisoners of the central prison of Fontevraud, where they would later meet again as adults and where Harcamone, wrapped-up by the aura of his death sentence, stands at the centre of every gaze, becoming the hero of the “Miracle of the Rose”.
Jean Genet’s figure enjoyed immense popularity during the period in which Henze composed this work; one need only recall David Bowie’s 1972 homage, The Jean Genie. His willingness to confront homosexuality and eroticism in his writings through the celebration of ambiguous figures evolving within marginal and disreputable worlds evidently exercised a profound fascination on Henze’s imagination, inspiring a musical transfiguration in the evocative and highly original form of the Imaginary Theatre. Throughout the various sections of the work, Henze imagines the situations described by Genet as though they were part of a hypothetical musical staging, in which the instruments successively and fluidly embody the different characters. Harcamone himself, for instance, is represented first by the cor anglais and later by the solo clarinet. A brief excerpt from the score notes relating to the fifth section, “
Variations”, illuminates more clearly than any description the manner in which Henze conceived the imaginary relationship between Genet’s literary narrative and the musical narrative of his own composition:
A young sailor passes by (the violin whistles a little tune after him); he turns away his gaze; the lawyer and the judge fail to recognise him. Jean Genet (bass clarinet) and I (the score) continue to marvel at the privilege of being able to witness Harcamone’s inner life.

Beyond the significance of the programme itself and its tribute to Hans Werner Henze, this concert offers a further element of particular interest: it marks the first chapter in a new collaboration between the Ensemble degli Intrigati, established at the initiative of the Cantiere Internazionale d’Arte, and the Chigiana Chamber Ensemble, which made its debut in 2024 within the Chigiana International Festival. The two ensembles thus join forces in an innovative and ambitious project, creating a synergy between two of Tuscany’s most prestigious and dynamic cultural institutions.
With the exception of the world première of Stefano Taglietti’s
Fluxus Gravis, commissioned by the Cantiere Internazionale d’Arte especially for this occasion, the programme performed this evening was previously presented in Siena on 9 July as part of the Chigiana International Festival. The Montepulciano performance therefore represents the culmination of this special collaboration.

Andrea Molino
Paris, May 2026

approfondimenti

di Stefano Taglietti

Fluxus Gravis per ensemble
Commissione del Cantiere Intarnazionale d’Arte di Montepulciano
Per il centenario della nascita di Hans Werner Henze

Questa composizione sviluppa un pensiero centrale in cui tutti gli accadimenti esposti, nonostante la loro diversità formale, risultano collegati e interconnessi tra loro.
Nel tentativo di ricercare una liricità astratta, gli oggetti musicali instaurano un dialogo costante tra note sospese, che emergono come corpi sonori nello spazio, ed elementi materici caratterizzati da gravità, oscurità e profondità. A questi si affiancano frammenti e impulsi ripetuti che, nel corso del tempo, assumono una rilevanza tematica.
Fluxus Gravis non si identifica con un rigido purismo strutturale, come del resto accade in tutti i miei lavori. Si configura piuttosto come una sintesi unitaria di stili, dove ogni elemento tecnico è subordinato all’esigenza di espressione e comunicazione.
Proprio in questi principi etici ed estetici ritrovo gli insegnamenti di Hans Werner Henze.

Stefano Taglietti
Pescara, 5 Giugno 2026

Fluxus Gravis for Ensemble
Commissioned by the Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano
on the occasion of the centenary of the birth of Hans Werner Henze

This composition develops a central idea in which all the events presented, despite their formal diversity, are linked and interconnected.
In the pursuit of an abstract lyricism, the musical objects engage in a constant dialogue between suspended notes, emerging as sonic bodies within space, and material elements characterised by gravity, darkness, and depth. Alongside these, fragments and recurring impulses gradually acquire thematic significance over the course of the work.
Fluxus Gravis does not identify with a rigid structural purity, as is indeed the case with all my compositions. Rather, it takes shape as a unified synthesis of styles, in which every technical element is subordinated to the demands of expression and communication.
It is precisely in these ethical and aesthetic principles that I recognise the legacy and teachings of Hans Werner Henze.

Stefano Taglietti
Pescara, 5 June 2026

biglietti

Posto unico: 12 euro

Per tutti i biglietti acquistati in prevendita, la maggiorazione prevista è di € 1,50

Info e prenotazioni: 0578758473
prevendita@fondazionecantiere.it

Un ringraziamento a

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