AMICIZIA!

MONTEPULCIANO - Chiostro della Fortezza
giovedì 30 Luglio
Ore 21:30
AMICIZIA!
programma

Ettore Biagi clarinetto
Hansjorg Profanter trombone
Enrico Bronzi violoncello
Simone Beneventi percussioni
Mariangela Vacatello pianoforte

Hans Werner Henze
(1926 – 2012)

Amicizia!
Quintetto per clarinetto, trombone, violoncello, percussione e pianoforte

Prima assoluta 6 agosto 1976
Montepulciano · 1° Cantiere Internazionale d’Arte

Stefan Hakenberg
(1960)

Drei fabelhafte Freundschaften
(prima assoluta, commissione 51º Cantiere)

Moritz Eggert
(1965)

Marino
(prima assoluta, commissione 51º Cantiere)

Jan Müller-Wieland
(1966)

Ciao – Partisanenlied
(prima assoluta, commissione 51º Cantiere)

Coproduzione con Accademia Musicale Chigiana di Siena
Con la collaborazione degli studenti Cosimo Buccianti, Matteo D’Angelo e Filippo Romania, gruppo di ricerca del corso di Discipline Storiche Critiche Analitiche della Musica del Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, coordinato dalla prof.ssa Maria Grazia Sità.

Ringraziamento a Archivio NoMus di Milano e progetto di ricerca Henze Digital (Universität Paderborn)

biglietti

Posto unico: 12 euro

Per tutti i biglietti acquistati in prevendita, la maggiorazione prevista è di € 1,50

Info e prenotazioni: 0578758473
prevendita@fondazionecantiere.it

Un ringraziamento a

approfondimenti

di Stefan Hakenberg
Drei fabelhafte Freundschaften — Tre favolose amicizie

Il termine tedesco fabelhaft racchiude contemporaneamente due significati: «favoloso» e «simile a una favola». Ciascun brano si sviluppa come una breve parabola musicale, riflettendo una diversa forma dell’amicizia.
L’organico — violoncello, clarinetto, trombone, percussioni e pianoforte — richiama Amicizia! di Hans Werner Henze. Attraverso la musica affiorano frammenti di memoria: un profilo melodico, un gesto armonico, un colore percussivo momentaneamente evocato e trasformato. Non si tratta tanto di citazioni quanto di affettuose risonanze di un compositore la cui convinzione che la musica nasca tra amici ha profondamente segnato lo spirito stesso del Cantiere.
In Die Wölfe im Flötenklang (I lupi nella voce del flauto), il suono emerge da una condizione di quasi silenzio: gravi ammassi accordali del pianoforte e lontani crotali lasciano progressivamente spazio a una melodia delle percussioni, alla quale gli altri strumenti si uniscono infine con il loro accompagnamento ululante. È una musica che ascolta quanto parla: un’amicizia prudente, esplorativa, alla ricerca di sé.
Die Tauben vor dem Morgengrauen (Le colombe prima dell’alba) si apre con il pianoforte solo, dai contorni sfumati e privi di accenti marcati. Gradualmente l’ensemble si raccoglie attorno a esso: il violoncello, il trombone con sordina, il vibrafono. La musica procede con un’intensità trattenuta, scoprendo nell’ascolto condiviso e nel silenzio comune una forma di intimità.
In Die Schweine unter Freunden (I maiali tra amici), suoni di respiro e percussioni sfiorate lasciano il posto a un ostinato ostinato e tenace e a una danza esuberante, indicata dall’autore come The tempo of spring («Il tempo della primavera»). La musica inciampa, si slancia in avanti e sembra persino sorridere di sé stessa, prima di dissolversi nuovamente nel vento e nel respiro.
Tre favole, tre riflessioni musicali sull’amicizia, in dialogo con Amicizia! di Hans Werner Henze.

 The German fabelhaft carries two meanings at once: “fabulous” and “like a fable.” Each piece unfolds as a small musical parable, reflecting a different shape friendship can take.
The instrumentation — cello, clarinet, trombone, percussion, and piano — recalls Hans Werner Henze’s Amicizia!. Fragments of memory pass through the music: a contour, a harmonic gesture, a percussion color briefly borrowed and transformed. These are not quotations so much as affectionate echoes of a composer whose belief that music is made among friends shaped the spirit of the Cantiere itself.

In Die Wölfe im Flötenklang (The Wolves in the Flute’s Voice), sound emerges from near-silence: low piano clusters, distant crotales give way to a percussion melody, and finally the other instruments add their howling accompaniment. The music listens as much as it speaks — a cautious, searching friendship.
Die Tauben vor dem Morgengrauen (The Doves Before Daybreak) begins with the piano alone, blurred and unaccented. Gradually the ensemble gathers around it: cello, muted trombone, vibraphone. The music presses forward with restrained intensity, discovering intimacy in shared quiet.
In Die Schweine unter Freunden (The Pigs Among Friends), breath-noises and brushed percussion give way to a stubborn ostinato and an exuberant dance marked The tempo of spring. The music stumbles, surges, and laughs at itself before dissolving again into wind and breath.
Three fables, three musical reflections on friendship, in conversation with Henze’s Amicizia!.

di Moritz Eggert
Marino

Hans Werner Henze trascorse gran parte della sua vita in Italia, nella sua dimora di Marino, nei pressi di Roma.
Per tutta la vita Henze fu uomo di teatro, e anche il suo modo di vivere e di presentarsi aveva una marcata dimensione teatrale. Marino era il luogo del suo desiderio, costruito con cura insieme al compagno Fausto Moroni: una residenza sontuosa, completa di vigneto privato con annessa “grotta” per le degustazioni, campo da badminton, piscina e un vastissimo giardino, i cui confini, data l’estensione, quasi scomparivano alla percezione. Importanti quanto il luogo stesso erano gli animali che vi abitavano: generazioni successive di levrieri incredibilmente esili e uccelli esotici.
Henze amava ricevere e lo faceva spesso. Gli ospiti affrontavano il lungo tragitto da Roma per poi essere prelevati da Fausto a bordo di una spettacolare Jaguar. Entrare a Marino significava inevitabilmente diventare parte della messa in scena. Da un lato Henze e Fausto erano ospiti straordinari: vino eccellente e ottimo cibo non mancavano mai, così come lunghi banchetti animati da conversazioni brillanti e spesso da presenze interessanti. Dall’altro lato, si aveva sempre la consapevolezza di prendere parte a una complessa rappresentazione, scandita soprattutto dal ritmo del “Maestro”. Questa atmosfera particolare è stata descritta con notevole precisione da Hans-Ulrich Treichel nel suo romanzo Tristanakkord, con grande disappunto dello stesso Henze.
Indipendentemente dalle attività della sera precedente, Henze era solito alzarsi presto, spesso alle quattro o alle cinque del mattino. Quel tempo sacro era riservato alla composizione, e per lavorare si ritirava nel piccolo studio mansardato. Fino alle nove circa, per gli ospiti valeva una sola regola: non produrre il minimo rumore, pena l’ira del Maestro, che pretendeva il silenzio assoluto. Non dimenticherò mai di aver commesso una volta l’errore di provare, con estrema discrezione, qualche nota su uno dei due pianoforti del salone: il Maestro non ne fu affatto compiaciuto.
Dopo le nove Henze si ritirava nuovamente per dormire, e anche in quel momento il silenzio era d’obbligo. Nelle giornate più calde ci si poteva rifugiare in piscina, ma una videocamera vigilava affinché nemmeno una goccia d’acqua raggiungesse gli eleganti arredi del bordo vasca; bisognava quindi entrare e uscire dall’acqua con la discrezione di un’anguilla.
Verso mezzogiorno iniziava per il Maestro la parte “piacevole” della giornata: spesso con un bicchiere di whisky e poi con diverse bottiglie di vino, in compagnia degli ospiti o impegnato in numerose telefonate di lavoro. Era soprattutto nel primo pomeriggio che lo si incontrava nella sua dimensione più aperta e spontanea. Ricordo molte conversazioni memorabili, nelle quali raccontava la sua straordinaria vicenda artistica o parlava della sua amatissima Ingeborg Bachmann, con i continui interventi di Fausto, che nel frattempo dirigeva con impeccabile eleganza tutta l’ospitalità. Henze organizzava inoltre con grande piacere serate sontuose, concerti in casa e ricevimenti, sempre popolati da ospiti interessanti e caratterizzati da un fasto che arrivava fino alle fiaccole accese nel giardino.
Nel mio brano Marino cerco di restituire l’atmosfera singolare e affascinante che ho vissuto durante le mie numerose visite: un misto di massimo rispetto e, talvolta, di un lieve timore, come se ci si potesse perdere per sempre in quel labirinto di zuccheriere, enormi ritratti dipinti, tende pesanti e cuscini; scomparire come il protagonista di Piranesi di Susanna Clarke, che si smarrisce in una sorta di prigione rinascimentale virtuale.
L’organico riprende quello di Amicizia! di Henze, originariamente composto per il Cantiere d’Arte di Montepulciano.
Dedico questo lavoro al Maestro, mentore e amico che Henze è sempre stato per me. Mi manca.

di Jan Müller-Wieland

l punto di partenza è Bella Ciao.
Non lo cito direttamente; mi confronto invece con frammenti, momenti e schegge di questo canto così significativo. Attraverso questo lavoro desidero celebrare il Cantiere di Henze e la sua magnifica visione comunitaria, nella quale residenti e visitatori, musicisti dilettanti e professionisti, si ritrovano a essere una cosa sola in questo paradiso.

The point of departure is Bella Ciao.
Rather than quoting it directly, I draw on fragments, moments and splinters of this profoundly significant song. Through this work, I seek to celebrate Henze’s Cantiere and its extraordinary communal vision, in which residents and visitors, amateur and professional musicians alike, become one within this paradise.

Torna in alto