LO STRASCICO – BREVE STORIA DI UNA REGINA

un’eco dalla poetica di Hans Werner Henze
Accademia Arrischianti
Gabriele Valentini regia e drammaturgia
(prima assoluta, commissione 51º Cantiere)
Martina Belvisi
Dorilla
Giacomo Testa
Brugo
Guido Dispenza
Tigna
Maria Pina Ruiu
L’Indovina
Teresa Pichini
La Bambina
L’Alveare:
Margherita Sanchini (Lispa), Pietro Carloncelli (Nimo),
Damiano Belardi (Grava), Federica Ponzeletti (Ruda),
Alessandro Nerucci (Torgo), Tommaso Tornaghi (Melo),
Flavia Del Buono (Archiva), Emanuela Castiglionesi (Madra),
Giordano Tiberi (Elio)
Comparse
Tullia Buoni, Ivana Buoni o Del Buono, Sandra Montauti, Giovanna Pasquoni, Esterina Tiezzi, Francesco Vellati
Vanessa Armellini costumi
Fabrizio Nenci luci
Daniele Cesaretti assistente luci
In collaborazione con Nuova Accademia degli Arrischianti
di Gabriele Valentini
Lo Strascico non nasce per ricostruire una verità, ma per osservare il processo fatale attraverso cui una comunità trasforma il fatto in racconto e il racconto in giudizio. È un’indagine sulla nascita della leggenda: quel punto di non ritorno in cui la ripetizione collettiva diventa verità e la realtà si piega al bisogno di narrazione.
LA GENESI DEL COLPEVOLE
Al centro dell’opera pulsa il meccanismo dell’autoassoluzione sociale. La figura della Regina Dorilla non è un personaggio statico, bensì un corpo occupato dalle proiezioni altrui. La comunità, incapace di reggere l’ambiguità del reale, ne semplifica la complessità concentrando il male in un unico soggetto: costruire un “cattivo” permette al resto del gruppo di preservare un’apparente innocenza. Dorilla diventa così una funzione narrativa, l’elemento necessario affinché l’Alveare umano possa spiegare se stesso senza guardarsi troppo da vicino.
“Nessuno mente completamente. Nessuno dice il vero completamente. È proprio in questa zona intermedia che nasce la leggenda.”
In questa zona intermedia i personaggi si muovono come funzioni di un racconto collettivo: dal tentativo di ordine di Brugo alla materialità del giudizio di Tigna, fino alla lucidità dell’Indovina e allo sguardo pre-narrativo della Bambina.
Lo Strascico does not seek to reconstruct a truth, but to observe the fatal process through which a community transforms fact into narrative, and narrative into judgement. It is an inquiry into the birth of legend: that point of no return at which collective repetition becomes truth and reality bends to the need for storytelling.
THE MAKING OF THE GUILTY
At the heart of the work lies the mechanism of social self-absolution. The figure of Queen Dorilla is not a static character, but a body occupied by the projections of others. Unable to endure the ambiguity of reality, the community simplifies its complexity by concentrating evil in a single subject: constructing a “villain” allows the rest of the group to preserve an appearance of innocence. Dorilla thus becomes a narrative function, the necessary element through which the human Hive can explain itself without looking too closely at its own reflection.
“No one lies entirely. No one tells the whole truth. It is precisely in this intermediate space that legend is born.”
Within this intermediate space, the characters move as functions of a collective narrative: from Brugo’s attempt to impose order, to Tigna’s embodiment of judgement, through the Seer’s lucidity and the Child’s pre-narrative gaze.
Biglietto unico: 12 euro
Per tutti i biglietti acquistati in prevendita, la maggiorazione prevista è di € 1,50
Info e prenotazioni: 0578758473
prevendita@fondazionecantiere.it
Un ringraziamento a


