MONTEPULCIANO – Auditorium G. Falcone – Istituto di Musica Henze
Venerdì 20 marzo 2026 ore 21.15
ingresso libero
La musica da camera accende il nuovo appuntamento della rassegna “Ascolti”. Venerdì 20 marzo 2026, alle ore 21.15, l’Auditorium Giovanni Falcone ospita il Trio di Marzo, formato da Ginevra Gambacciani (violino), Sara Cipriani (violoncello) e Giorgio Barni (pianoforte). Ingresso libero, per una serata che unisce qualità interpretativa e coinvolgimento emotivo, a Montepulciano, presso la sala dell’Istituto di Musica Henze, in Via di Voltaia.
Il programma disegna un percorso tra Ottocento europeo e primo Novecento, alternando lirismo, eleganza formale e momenti virtuosistici. In apertura sarà eseguita la Sonata n. 4 in la maggiore op. 162 D. 574 di Franz Schubert, pagina che illumina un confronto serrato tra violino e pianoforte, per un esito cantabile e intenso.
Seguirà la Romanza senza parole op. 109 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, nella versione per violoncello e pianoforte: una composizione distesa che evidenzia l’equilibrio tra semplicità melodica e raffinatezza armonica.
Il programma prosegue con tre movimenti tratti da Cinque pezzi per violino e pianoforte P 062 di Ottorino Respighi, autore capace di coniugare intensità romantica e ricerca timbrica grazie a una ricchezza di colori già proiettata nelle innovazioni novecentesche.
Il finale è dedicato al Trio élégiaque n. 1 in sol minore di Sergej Rachmaninov, il cui impatto emotivo è segnato dalla trama pianistica e dal dialogo appassionato degli archi.
Dopo la coinvolgente performance di percussioni e l’emozionante serata lirica, la rassegna “Ascolti” conferma la propria vocazione: proporre un’esperienza musicale di qualità, accessibile e partecipata. Il Trio di Marzo esprime infatti freschezza interpretativa e coesione cameristica, restituendo al pubblico l’essenza dell’ascolto musicale.
PROGRAMMA
Franz Schubert
(1797 – 1828)
Sonata in la maggiore per violino e pianoforte, op. 162 n. 4 D. 574
Allegro moderato
Scherzo. Presto. Trio
Andantino
Allegro vivace
Tra il 1816 e il 1817 Schubert compose i suoi lavori più importanti per violino e pianoforte: le tre Sonate dell’opera.137 (denominate “Sonatine” nell’opera postuma, per la loro brevità) e la Sonata il la maggiore op.162, conosciuta come “Gran Duo” e pubblicata dopo la sua morte.
L’autore, appena ventenne al tempo di queste composizioni, impresse in queste pagine uno stile nuovo e personale, rifacendosi alla prima produzione beethoveniana ed al tratto espressivo e spontaneo di Mozart, tendente al virtuosismo ma con un elaborato gioco delle parti.
Già dal primo movimento della Sonata (Allegro moderato) è evidente sia l’abilità di Schubert nell’ideazione della struttura musicale, sia la sua grande esperienza nel campo dei Lied (poesia musicata per canto e pianoforte, tipica della cultura musicale tedesca), ancora più esplicita nell’Andantino. Gli impulsi ritmici e la nitida vena melodica rimangono evidenti anche nello Scherzo e nell’Allegro vivace finale, attraverso un sapiente gioco di ritmi e progressioni.
Felix Mendelssohn-Bartholdy
(1809 – 1847)
Romanza senza parole in re maggiore per violoncello e pianoforte, op. 109
Lied ohne Worte in re maggiore (Lied senza parole) per violoncello e pianoforte, op. 109 (MWV Q34)
Questa fu l’unica “Romanza senza parole” che Mendelssohn scrisse per due strumenti, invece che per pianoforte solo (per il quale ne scrisse 48 tra il 1829 e il 1845)
La romanza per violoncello e pianoforte, pubblicata postuma, fu composta nel 1845, ed è un pilastro del repertorio romantico per violoncello.
Il canto sentimentale e malinconico dell’inizio, sopra l’accompagnamento dolce del pianoforte, si anima nella parte centrale in minore. La terza parte è una ripresa abbreviata della prima, seguita da una breve coda conclusiva.
Ottorino Respighi
(1879 – 1936)
da Cinque pezzi per violino e pianoforte, P 062
Romanza
Aubade
Humoresque
Queste tre miniature del 1906 appartengono ad una raccolta di cinque brani pubblicati a Vienna singolarmente, che non impongono un ascolto in sequenza. Il primo brano (Romanza) vede il violino protagonista di questa scena, libero di eseguire una melodia dolce e raffinata, la quale, giocando su più piani sonori, è capace di raggiungere momenti di grande intensità. Sotto di essa, ma non per importanza, si estende l’accompagnamento del pianoforte, ricco di armonie pensate per sostenere e valorizzare il canto.
Aubade è forse il più vivace tra i cinque brani. La sua tessitura ritmica rende energico e movimentato il dialogo tra i due strumenti. Qui, i contrasti dinamici hanno un ruolo essenziale nella tessitura musicale e ne esaltano l’andamento.
L’ Humoresque, l’ultimo di questo ciclo, e’ introdotto da una cadenza virtuosistica al violino. Il brano vede il suo apice nell’ Adagio centrale, dove i due strumenti si intrecciano in una scrittura più libera e ricca di un intenso lirismo, e conclude il viaggio con un Presto finale.
Sergej Rachmaninov
(1873 – 1943)
Trio elegiaco in sol minore per pianoforte, violino e violoncello op. 8 n. 1
Il Trio Elegiaco in sol minore viene composto in soli tre giorni, dal 18 al 21 gennaio 1892, mentre il diciannovenne Rachmaninov frequenta l’ultimo anno al conservatorio di Mosca; lui stesso al pianoforte, lo esegue il 30 gennaio seguente. Per motivi sconosciuti il Trio rimane inedito; il manoscritto verrà consegnato al Museo Nazionale della Musica di Mosca e pubblicato nel 1947.
Il Trio, sviluppato in un unico ampio movimento, risente dell’influenza dell’omonimo brano di Ciajkovskij, il cui primo movimento è intitolato “Pezzo elegiaco”, e come questo è chiuso da una marcia funebre. Tuttavia la composizione mette già in luce i tratti lirici e malinconici che sono alla base dello stile di Rachmaninov, il quale aveva come obiettivo principale l’espressione del suo stato d’animo.
Il tema elegiaco è presentato nella prima parte in Lento lugubre dal pianoforte, per poi passare al violino ed al violoncello con continue variazioni di tempo (Più vivo – Con anima – Appassionato – Tempo rubato – Risoluto). L’originario tema d’apertura ritorna in forma di marcia funebre e chiude la composizione. (Ginevra Gambacciani)
