
ROSSINI: "L'OCCASIONE FA IL LADRO"

Il 36° Cantiere Internazionale d’Arte presenta il 28 luglio - in replica il 30 e il 31 - al Teatro Poliziano l’opera buffa di età classica "L’occasione fa il ladro" (1812) di un giovanissimo Gioacchino Rossini: una deliziosa farsa in due atti composta dal celebre musicista in soli undici giorni. Caterina Panti Liberovici, dopo il successo del “Barbiere” di Paisiello del 2009, torna a Montepulciano per questo nuovo allestimento di cui cura la regia. A guidare l’orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester sarà il gesto nitido e deciso di Roland Böer mentre per la recita del 31 salirà sul podio Roberto Perata.
libretto di Luigi Prividali
da “Le prétendu par hazard, ou L'occasione fait le larron” di Eugene Scribe(1810)
musica di Gioacchino Rossini
Personaggi ed interpreti:
Don Eusebio, zio di Berenice (tenore) - David Zacchigna
Berenice, promessa sposa del Conte Alberto (soprano) - Deborah Lynn Cole
Conte Alberto (tenore) - Gustavo Quaresma
Don Parmenione (buffo) - Simon Bailey
Ernestina (soprano) - Anna Ryberg
Martino, servo (buffo) - Leonardo Nibbi
Camerieri di locanda e servi di locanda
Andreaa Ciolfi-Ercolani
Claudia Morganti
Margherita Tiradritti
Anna Valanzuolo
Orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester
Roland Böer, direttore (rappresentazioni del 28 e 30 luglio)
Roberto Perata, direttore (rappresentazione del 31 luglio)
Caterina Panti Liberovici, regia
Sergio Mariotti, scene
Cristina Aceti, costumi
Pietro Sperduti, Gianni Trabalzini, luci
Domenico Buccellieri, assistente per scene e costumi
Roberto Perata, assistente musicale,
Anna Valanzuolo, maestro sostituto
Rossini, il palco vuoto, l'identità, l'illusionismo sono i punti fermi di questa messinscena perché, come suggerisce la regista anche provocatoriamente, “Rossini perché ovviamente l'ha scritta; il palco vuoto per i tagli al budget; l'identità, visto che nessuno è proprio se stesso in questa storia; l'illusionismo per il sentimento di ambigua meraviglia”.
L’Occasione costituisce un passo fondamentale nella definizione dello stile comico di Rossini che dopo qualche anno avrebbe scritto il capolavoro de "L’Italiana in Algeri". La farsa segue lo stereotipo dell’opera comica italiana, che da Plauto, arriva fino a Rossini attraverso Goldoni e la commedia dell’arte. I protagonisti della vicenda si scambiano reciprocamente identità, innescando una serie di equivoci che inevitabilmente si ricompongono per assicurare il lieto fine.
“La storia, raccontata dalla musica, diventa metafisica - sottolinea Liberovici – e la vicenda si basa sullo scambio accidentale di una valigia che diventa l'occasione di una nuova vita per le anime vagabonde che popolano quel misterioso palco vuoto: anime inquiete alla ricerca di una (nuova) identità, di un ruolo o forse solo di un costume da indossare. Inizia così l'affannosa corsa della storia, dove ognuno dei personaggi non vuol essere veramente se stesso: fugge e rincorre un suo doppio, si scontra nell'opposto e rimbalza nella coppia, che s'incrocia e si scambia, torna a se stesso capovolto, si specchia e si moltiplica”.
La farsa rossiniana, d’altro canto, è orientata a modelli drammatici più ottocenteschi con una spiccata componente patetica, che sarà propria dell’evoluzione del melodramma. Rossini, già in questi primi lavori, si stacca dal linguaggio e dal gusto scenico-musicale del suo tempo: è eccentrico, sovrappone le voci in duetti, quartetti e quintetti di concitata e squisita frenesia, rendendoli forse la parte più divertente e piacevole di tutta l’opera, senza con questo dimenticare le due arie solistiche mirabilmente cesellate dalle melodie. Anche l’orchestrazione rivela tratti del Rossini maturo: “Dalle sue note saltano fuori colori, volti e gesti - conclude la regista - una musica che non ha bisogno di essere rappresentata per essere teatro. La necessità dell'astratto dove la logica non interessa più: la narrazione procede attraverso l'illusionismo, nell'equilibrio tra reale e non reale. L'illusionista s'introduce nelle falle della psicologia, non utilizza logica, ma suggestione”.




