
LA CATTIVA VITA DI TRUCULENTUS
Perché viviamo? Si chiede Truculentus, un giovinastro male in arnese, un attimo prima di chiudere gli occhi a un mondo equivoco, farsescamente spietato e losco. L'esperimento Dedalus continua quest'anno continua quest'anno con un testo di Plauto completamente trasfigurato. La cattiva vita di Truculentus, un eroe perdente, ma pur sempre un eroe.
Il 35° Cantiere Internazionale d’Arte rinnova la sperimentazione del teatro contemporaneo. Grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, nasce una nuova produzione: “La cattiva vita di Truculentus” va in scena alla Fortezza Medicea di Montepulciano. La prima assoluta è in programma per domenica 18 luglio alle 18.30 (repliche 18, 24 e 25 luglio, sempre alle 18.30).
Il progetto artistico e la scrittura originale, ispirati a Plauto, sono firmati da Carlo Pasquini. La regia è di Laura Fatini, Carlo Pasquini e Gabriele Valentini. Scene di Christa Fonfara, costumi di Noemie Grottini, musiche del talentuoso compositore Norberto Oldrini.
A partire dall’esperienza della scorsa edizione, quando un “Dedalus” legato a Joyce sorprese per incisività e innovazione, un collettivo di giovani torna protagonista per un allestimento che coinvolge oltre 50 ragazzi, tra registi, attori e comparse. L’idea si muove dalla necessità di valorizzare i ragazzi del territorio che provengono da esperienze teatrali e che in questo spettacolo sui generis si misurano con un copione legato all’età classica, ma quanto mai attuale.
Pur considerata da Plauto una delle sue opere migliori, “Truculentus” è stata raramente rappresentata. Il testo racconta di una prostituta abile a tenere in pugno tutti gli uomini che ruotano intorno alla sua casa: tipici caratteri della comicità plautina, che gareggiano tra loro per acquisire i favori della donna. Personaggi grotteschi, toni scoppiettanti, a tratti crepuscolari, richiamano alla mente figure del cinema felliniano.
Emerge, in questo clima eterno, la rappresentazione di un mondo equivoco, farsescamente spietato e losco. Carlo Pasquini delinea così il suo nuovo testo: “Da questo clima sono partito per popolare la commedia di nuovi personaggi, così da costruire attorno alla trama plautina una seconda trama, che intrecciandosi con la prima, fornisse maggiore dinamicità drammaturgica.”
Qui la vicenda è trasposta a Roma, capitale globale per antonomasia e capitale dei nostri giorni. Paradigma delle nostre strade, della prepotenza, della vigliaccheria, del malaffare. Si rappresenta quindi una realtà in cui sono tutti in affari: di beni, di palazzi, di corpi. Una realtà in cui il bene è presente, ma spesso adombrato da un maleodorante tessuto sociale e da un’inesorabile decadenza politica.






